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NOISES: Il fermento del rumore creativo catturato dalla fotografa Vivian Maier

3 mesi fa

Disorientamento, surplus di informazioni e divergenze inducono a cercare un proprio credo, a protestare contro le regole e costruire una nuova società.


Sono le periferie il posto giusto in cui si trova il fermento creativo delle nuove generazioni, dove l’estetica accompagna la necessità di manifestare la propria opinione con rivisitazioni di tutto quello che è “povero” inteso come non costruito sui dettami dell’establishment. Il mood NOISES è incentrato su un’immagine vera, reale che trasuda voglia di cambiamento, molto lontana da quella glamour proposta dalle riviste e imposta dai media.

Tutto va oltre le apparenze: quello che conta è l’essenza, quello per cui si combatte e si manifesta, ecco quindi che torna alla ribalta lo stile vissuto con vistosi rimandi agli abiti da lavoro, i canoni classici dell’estetica sono ormai sorpassati.

Lo stile NOISES è ben rappresentato dalle opere fotografiche di Vivian Maier, fotografa statunitense pressoché sconosciuta fino alla sua scomparsa nel 2009. Della sua vita si conosce pochissimo e le sue innumerevoli foto sono state scoperte dall’americano John Maloof che entrò per caso in possesso di alcuni suoi negativi. Investigando sulla vita misteriosa della donna è riuscito a sapere che il suo nome era Vivian Maier, che viveva da sola e aveva fatto da sempre come lavoro la bambinaia.

Vivian maier

Le foto della Maier ritraggono spezzoni di vita di New York, Chicago e Los Angeles, la gente della strada in situazioni quotidiane è protagonista assoluta delle opere di Vivian, tanto da renderla precorritrice della “street photography”.

Vivian non abbandonava mai la sua macchina fotografica Rolleiflex con cui immortalava scene di vita quotidiana, dettagli della strada che catturavano la sua curiosità, donne, uomini, bambini e anziani che erano parte attiva di un cambiamento in atto negli anni Cinquanta e Sessanta. Tra i numerosi rullini ritrovati spiccano tanti autoritratti, le sue foto non sono mai state né esposte né pubblicate, la presenza degli autoritratti sembra quindi voler testimoniare il proprio contributo a lasciare un segno ai posteri riguardo il mondo che stava cambiando.

Quello che emerge dalle sue foto è uno spaccato della vita in cui lei viveva, dove la gente stava partecipando e forse anticipando il cambiamento che si sarebbe visto negli anni a venire.


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Se vogliamo riportare il mood NOISES ai giorni d’oggi possiamo citare Kristen Stewart, che pur facendo parte dello star system riesce a mantenersi all’esterno mostrandosi una anti-diva ribelle nelle scelte e nei look che testimoniano una personalità complessa in continuo mutamento. Sostiene l’amore libero e non ama le etichette di nessun genere.

«Sostengo il movimento lgbt, - ha dichiarato la Stewart - ma non credo che la sessualità debba essere etichettata. Nella vita si ama e basta».

Dotata di un fascino particolare che non ha niente a che vedere con i canoni classici, la Stewart riesce sempre ad ammaliare pubblico e registi. Lo stile NOISES può essere ben sintetizzato con le parole dell’attrice:

«A me piace sentirmi scomoda, interrogarmi sulle cose, esplorare nuovi territori: non sono una tranquilla, ecco, ma in tutto questo “fare” trovo una sorta di pace interiore».


Lavoro 0996 bsEsplorando lo stile NOISES possiamo dire che i capelli sono sfilati e irregolari, proprio per incarnare il senso di protesta e ribellione contro le regole imposte. Quindi la libertà di movimento è la parola chiave di questo hair style caratterizzato da linee destrutturate, free style look, finish spettinati in contrapposizione a frange nette per riequilibrare le forme. Le nuance sono a contrasto, proprio per sottolineare il movimento dei tagli, troviamo colori come il magenta che accende i capelli biondi e il blu che crea inaspettati riflessi sulle chiome più scure.

Se volete immergervi cinematograficamente nello scandaglio della società per carpirne le sfaccettature più sommerse vi consigliamo la visione del film "Il caso Spotlight" , vincitore del premio Oscar del 2016. La pellicola racconta l’indagine sulla pedofilia nell’ambiente della chiesa condotta in modo esemplare da alcuni giornalisti d’inchiesta del quotidiano Boston Globe che vogliono portare a galla la verità a tutti i costi sulle scandalose vicende che hanno visto protagonisti più di 70 sacerdoti dell’Arcidiocesi di Boston.

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